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Pubblicato il 14/09/2009 @ 19:18:37 in Musica

Ripagata a pieno questa lunga attesa: dopo circa 11 anni dal suo ultimo lavoro ecco il ritorno discografico di Fausto Rossi (Faust’o) con un lavoro essenziale, scarno e decisamente intimo

Dopo circa 11 anni dal suo ultimo lavoro discografico, Fausto Rossi (Faust’o) ritorna di fronte a un pubblico di reduci del delirio wave 80, rimasti imbrigliati in maglie generazionali nutrite dello stesso tormento, e neofiti in cerca di cruda e coraggiosa profondità, grazie all’incontro con Luigi Piergiovanni (Rosybyndy).

"Becoming Visible" è un lavoro molto intimo, essenziale e scarno, composto da 8 nuove ballate, con testi inediti, 8 piccole songs d'autore composte  e cantate completamente in inglese. Un modo di ritrovarsi con se stesso, dopo i bagliori e i fasti illusori di un’epoca di eccessi.  Un disco, distante ma solo apparentemente dal Fausto Rossi di "Exit"  un disco anche dolce e, a tratti, venato di una malinconia blues, con le calde sonorità delle chitarre di Massimo Betti e Stefano Brandoni, il basso di Franco Cristaldi, e con la voce e il pianoforte di Fausto che lo rendono un piccolo gioiello.  Un disco destinato a segnare in modo  indissolubile, questo suo ritorno sulla scena discografica italiana. Un disco che ripaga tutti di una lunga assenza, quella di Fausto Rossi. Un disco che sancisce   la sua nuova presenza, lungamente attesa dai suoi  molti estimatori, che  avviene dopo oltre 10 anni da "Exit".

Becoming visible (Musica&Teste/Interbeat 2009) è un titolo ambiguo e stratificato. Fausto Rossi decide di diventare visibile dopo tanti anni di "clandestinità". Tutti si aspettavano il botto. Ma diventare visibili non significa fare scintille: significa affiorare dall'invisibilità con la consapevolezza di una nascita o rinascita. Per capire l'album occorre iniziare da questo titolo. E dalla foto di copertina, un ritratto sfocato di Fausto fatto da Mara Gnecchi, con colori accesi, con un'inquadratura quasi teatrale alle spalle: elementi che richiamano la pittura di Francis Bacon. Per Bacon affiorare dall'invisibilità era lo strappo di un dolore esistenziale straziante. Per Fausto il dolore è già stato consumato nei lavori precedenti (fino al potente climax di L'erba e l'ultimo Exit), ed è arrivato il momento di ripartire da ciò che è rimasto: sé stesso. La canzone Don't cry che troviamo in questo nuovo album è esplicita: "I got a call / From my self / Asking for love / More and more".
Affiorare dall'invisibilità è dunque possibile solo facendo riemergere sé come individuo. Io sono, e posso riaffiorare. Per questo l'album è il segno più consapevole e maturo che Fausto potesse regalarci oggi: le canzoni sono segnali di un'esistenza che ha bisogno di riaffermare la propria anima e i propri sentimenti per poter affiorare, cioè per diventare visibile, rimandando a un secondo momento il confronto con l'esterno. Si sente in Stand apart, in cui rivendica uno stare a parte che non è fuga dal mondo ma affermazione di un'identità che in questo mondo si definisce in opposizione al vortice delle "falling tears", dei "fighting pigs" e di tutto l' "helpless pain" che ci circonda: non per negarli, ma per riconoscerli ripartendo da sé. Questo è forse l'album in cui Fausto si scopre di più, quello in cui ritorna a parlare di sé e dei suoi sentimenti come fosse la prima volta. Non a caso in una lingua straniera, sia pure un inglese elementare, straniero a sé stesso ("I wish I was an alien", canta in Foolish things); non a caso con pochi strumenti e pochi accordi, i minimi indispensabili per affermare la propria esistenza. Il sound da antica ballata country che accompagna In a couple of years nasconde il cuore di una confessione potente: "I don't know where I belong / O my / But if you call my name I know / I'll find my way around", che è poi la strada verso casa, cioè verso la propria anima più segreta. Forse, non a caso, la parola più ricorrente in diverse canzoni è home, così come ricorrente è il cielo, sia esso sky o paradise (la canzone più orecchiabile si intitola proprio Paradise), ma è un cielo tanto alto quanto interiore: non spirituale, si badi, ma piuttosto un cielo interlocutore della solitudine (o meglio di una sorta di solitarietà), segno ulteriore di un'individualità che si assume la responsabilità di dire io sono, perfino trasfigurato in un altro sé "with my wings / Flying over the hill" (Tonight). Una ripartenza apparentemente minimalista ma spaventosamente deflagrante. Un cantante partito con un Suicidio (1978), che ha saputo affermare Cambiano le cose (1992) fuggendo da ogni facile strada aperta, e che infine aveva proclamato il suo definitivo Exit (1997), arriva ora a ridefinirsi prima di tutto come uomo e poi come artista, per becoming visible, per diventare visibile. A chi? Prima di tutto a sé stesso, alla sua solitarietà, e poi agli altri: la canzone Everyone nella sua semplicità e universalità ha il sapore di una pacificazione con quel mondo che ha la dignità di poter dialogare con lui, non il mondo dei sistemi sovrastrutturali ma quello delle persone. Contro ogni massificazione. E la già citata Tonight chiude l'album sospendendoci verso il Fausto Rossi visionario e misterioso che abbiamo conosciuto finora e che non abbiamo perso qui, ma solo ritrovato. Più visibile. Visibile non perché era scomparso per ben 12 anni dalla scena musicale, ma perché ha avuto il coraggio di mettersi a nudo nella sua fragilità di artista. Becoming visibile è un album potente proprio per questa sua dichiarazione di fragilità. Per chi non ha conosciuto il Faust'O degli anni 70/80 e per chi non ha conosciuto il Fausto Rossi degli anni 90 sarà una strana scoperta (e dovrà correre ai ripari recuperando le sue canzoni precedenti). E per chi conosce i suoi 9 album precedenti sarà come riscoprirlo daccapo.



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